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Clima Dolomiti

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Neve in Dolomiti

Neve sciabile

Neve al suolo

Neve fresca

Nei grafici, la curva blu indica il trentennio climatico 1961-1990, che coincidente anche con lo sviluppo dello sci nei fondivalle delle Dolomiti e della fascia prealpina. La curva rossa rappresenta invece il trentennio recente, caratterizzato dallo sviluppo delle tecniche di innevamento programmato per sopperire la mancanza di neve, mentre la linea tratteggiata nera indica le ultime 6 stagioni invernali.

Nelle ultime 6 stagioni invernali, rispetto alla media 1991-2020 il deficit risente molto della quota con un -16/18% nelle stazioni più in quota, del 48% nelle stazioni a quote inferiori ai 1000 m.

La quota della neve sciabile attuale delle Dolomiti, media degli ultimi 6 anni (2021 2026) è di 1764 m di quota, altitudine che risente molto dal valore del 2021 (1137 m) rispetto ai 5 anni recenti con una LAN oltre i 1800 m di quota 

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a.     Neve al suolo (HSimed)

Per la neve al suolo (HSimed) le stazioni sono state raggruppate per “bassa e alta quota” per meglio comprendere l’andamento stagionale .

Nei grafici, la curva blu indica il trentennio climatico 1961-1990, che coincidente anche con lo sviluppo dello sci nei fondivalle delle Dolomiti e della fascia prealpina. La curva rossa rappresenta invece il trentennio recente, caratterizzato dallo sviluppo delle tecniche di innevamento programmato per sopperire la mancanza di neve, mentre la linea tratteggiata nera indica le ultime 6 stagioni invernali.

I dati evidenziano chiaramente il calo dell'innevamento negli anni recenti, con i deficit di spessore più significativi alle basse quote. Qui la perdita del manto nevoso è graduale da gennaio a marzo, mese in cui la neve scompare rapidamente. In alta quota, invece, il deficit inizia a marzo, a causa di una netta riduzione delle nevicate primaverili.

Negli ultimi 6 anni, caratterizzati anche da un nevoso 2021, si è assistito ad un minor innevamento in quota da febbraio ad aprile, mentre alle basse quote si è osservata una rapida diminuzione del manto nevoso a partire già da fine gennaio, molto spesso dovuta ad episodi di pioggia su neve.

Questi dati rappresentano valori medi su base trentennale e sono quindi molto significativi. Pur livellando le variazioni annuali - come l'alternanza tra inverni molto nevosi e altri secchi - le medie mostrano chiaramente la tendenza generale, e confermano la percezione di chi vive in montagna e che oggi ha 60-70 anni di età “c’è meno neve di una volta”.

a. Neve fresca (HNwinter)

 Nella Figura sono riportati i valori medi di precipitazione nevosa per periodi di 30 anni e degli ultimi 6 anni per comprendere la variazione sul lungo periodo. Come si può osservare, nella stazione di alta quota di Lago di Cavia, lo scarto tra i due trentenni è importante, di 1 metro (-14%), come anche nella vicina stazione di Gares (-19%). Lo scarto è importante anche a Falcade a 1150 m (-23%) e a Cencenighe Agordino (-33%), ubicate come Gares e Lago di Cavia/Cima Pradazzo nel basso Agordino; nell’alto Agordino, caratterizzato da precipitazioni nevose generalmente inferiori, lo scarto fra i 2 trentenni è minore: per Arabba è del 4% e per Andraz del 13%. Per la zona più orientale della Provincia di Belluno sono disponibili i dati di Cortina d’Ampezzo (-32%) e di Auronzo di Cadore (-26%) che evidenziano anche esse un deficit di precipitazione nevosa. Nelle stazioni di fondovalle di Belluno (-6%) e Feltre (-51%) gli scarti percentuali sono molto variabili e andrebbe fatta un’analisi esaminando le giornate con nevicate, poiché singoli eventi importanti come quelli di fine novembre del 2005 possono far variare di molto i valori finali. Nelle ultime 6 stagioni invernali, rispetto alla media 1991-2020 il deficit risente molto della quota con un -16/18% nelle stazioni più in quota, del 48% nelle stazioni a quote inferiori ai 1000 m.

c. Neve sciabile (LAN)

 La quota della affidabilità della neve naturale (LAN) per lo sci, neve sciabile, viene definita come la quota dove per una durata minima di 100 giorni, da dicembre ad aprile (DJFMA), il manto nevoso è pari ad almeno 30 cm di spessore (100SCD>30) (Beniston, 1997). Questo criterio viene utilizzato a livello internazionale per descrivere la neve anche dal punto vista di risorsa turistica: secondo Burki (2000), la sostenibilità economica di un comprensorio sciistico è garantita quando in almeno 7 stagioni invernali su 10 la copertura nevosa soddisfa tale condizione. La quota della affidabilità della neve naturale, tuttavia, varia da regione a regione in funzione delle differenze di clima delle Alpi. Agarwala (2007) in “Climate Change in The European Alps – Adapting Winer Tourism and Natural Hazard Management” descrive la situazione delle Alpi sulla base della letteratura scientifica dell’epoca. In Svizzera, Föhn (1990) and Laternser e Schneebeli (2003) ha definito una LAN intorno ai 1200-1300 m di quota. Wielke et al. (2004), comparando diversi parametri della neve fra Svizzera e Austria, ha ricavato risultati simili, validi anche per l’Austria occidentale. Per l’Austria orientale tenendo conto del clima più continentale (inverni più freddi nelle zone più orientali delle Alpi) la linea di base dell'affidabilità naturale della neve è inferiore di 150 m, cioè 1050 m. Per quanto riguarda la Francia, sempre Agarwala (2007), indica una LAN a 1500 m, eccetto per Isère, Savoia e Alta Savoia a 1200 m, per la Germania a 1050-1200 m e per l’Italia a 1500 m. La LAN attuale delle Dolomiti, media degli ultimi 6 anni (2021 2026) è di 1764 m di quota, altitudine che risente molto dal valore del 2021 (1137 m) rispetto ai 5 anni recenti con una LAN oltre i 1800 m di quota (Fig. 04). Questa quota, determinata con i valori di 8 stazioni, Cencenighe Agordino, Auronzo di Cadore, Cortina d’Ampezzo, Passo Mauria, Andraz, Arabba, Fedaia e Lago di Cavia/Cima Pradazzo, è di poco superiore alla media del trentennio 1991-2020 pari a 1700 m ma ben 200 m oltre il valore del trentennio 1961-1990. Il trentennio recente è caratterizzato da molta variabilità rispetto al precedente con un graduale aumento dal 1980 al 2002, come indica la media mobile di ordine 5. Rispetto alle Alpi (Valt, 2026), la LAN delle Dolomiti è inferiore di circa 110 m nel trentennio 1991-2020 e ancor di più nel periodo recente (circa 260) ad indicare una maggior nevosità settoriale alle quote più basse rispetto all’andamento generale. In Tabella II sono riportati i valori riassuntivi della LAN per le Alpi e le Dolomiti Periodo Alpi Dolomiti 1961-1990 1521 m 1497m 1991-2020 1809 m 1700 m 2021-2026 2025 m 1765 m Tab II. Altitudine della LAN Alcuni lavori più recenti sulla LAN hanno studiato l’impatto dell’aumento della temperatura per la Spagna (Luis Campos et al. 2018), la Svizzera (es. Schmucki et al., 2015) e per l’Austria (es. Olefs et al. 2020), indicando anche i possibili scenari futuri. Gli autori svizzeri (Föhn, 1990, Haeberli e Beniston, 1998) hanno stimato che per un incremento della temperatura media dell’aria di 1°C, la quota della LAN sarebbe aumentata di 150 m. Valt e Cianfarra (2022) indicano un aumento di circa +1,1°C fra i 2 periodi climatici a cui corrisponderebbe un aumento di quota della LAN di circa 240 m per le Alpi italiane, pari a 218 m per 1°C di aumento della temperatura.